-"Mettiti nei guai, fai errori, combatti, ama, vivi" ; -"Quando la vita nel tuo percorso, ti mette davanti un ostacolo,puoi fermarti,puoi voltarti e tornare indietro o cercare di superarlo...e semmai dovessi cadere nel tentativo di superarlo;non ti abbattere ma rialzati piú forte e piú volenteroso di prima"
mercoledì 30 maggio 2012
RICAMBIO GENERAZIONALE
Come è difficile parlare, in Italia, di RICAMBIO GENERAZIONALE,di necessità di una «classe dirigente» per il futuro. Il rischio di fare retorica è altissimo. La possibilità di scivolare in un «giovanilismo» sterile e sciocco è enorme. Impossibile, peraltro, far reggere l'equazione che «giovane» è uguale a «migliore». E poi: che farne dei «vecchi» e di tutte le loro enormi competenze acquisite in lunghi anni di esperienza? Mandarli al parco pubblico con il cane?Invitarli ad accomodarsi su una sedia con in mano un uncinetto? .
Vorrei innanzitutto riportare alcuni dati: Oggi in Italia i dirigenti laureati sono solo il 20%. Gli under 35 "al potere" lo 0,1%. In Cina sono quasi il 30%, in Germania il 14. Solo 18 italiani su 100, prima dei cinquant'anni, raggiungono posizioni di responsabilità. La nostra generazione ha la percezione che il tenore di vita sarà inferiore rispetto a quello dei propri genitori,processo sicuramente anomalo. Certo: non c'è politico che non riconosca l'urgenza di lavorare «per i giovani», per «costruire un futuro alle nuove generazioni». La sfida è, però, ancora aperta, perché in concreto cosa è mai stato fatto?
Chi ruota intorno ai trent'anni, sente il disagio di vivere da anni, da decenni, nella "categoria" giovanile. Una dimensione ormai "istituzionalizzata" dalla politica e dal mondo del lavoro. Si tratta ,quasi,di una minaccia ai progetti di vita e la condanna a vivere in ruoli deresponsabilizzati. In Italia c'è un esercito di trentenni che non sa bene che fare, non sa dove stare. Uno stipendio da fame consente loro solo una esistenza da "bamboccioni". Semplicemente perché non c'è posto. Sono, spesso, portatori di saperi specialistici e di competenze di alto livello che hanno appreso in università italiane e straniere. Sono pronti, formati, pieni di energia. Ma sono sostanzialmente «precari» e non possono fare altro che aspettare. Aspettare un lavoro decente. E quindi una casa, una famiglia. Il futuro. Ciò fa adirare: vedere tante opportunità mortificate, tante energie represse, tanta speranza castrata.
L'Italia sconta un grande ritardo nel ricambio generazionale e un'ingessatura nella mobilità sociale ascendente. E' questa lentezza, che rende il nostro paese uno stato gerontocratico per antonomasia, e questo dato acquista maggiore drammaticità se guardiamo la società nel suo complesso.
Quello che mi chiedo è: come può avvenire questo cambio generazionale? Come si può accreditare una nuova classe dirigente? A mio parere ci possono essere tre modalità che vorrei discutere brevemente.
La prima è quella del «parricidio», ovvero l'atto di uccidere il padre, dove per padre, s'intende, ovviamente, la generazione che sta al comando. Come, efficacemente, fecero quarant'anni fa i giovani durante il Sessantotto. Quando una generazione, forte anche dei numeri demografici che rappresentava, diede una spallata a tutto un mondo di «vecchi» componenti della classe dirigente, occupando tutti i posti possibili. E che di lì, però, non si è ancora schiodata.
La seconda modalità è quella della «cooptazione». E qui non s'intende quel reclutamento sano che mettevano in pratica i partiti storici della Prima Repubblica per garantire una rappresentanza a tutte le fasce, ma soprattutto la crescita di una nuova classe dirigente fatta di persone meritevoli. Ma piuttosto quella modalità di concedere posti di responsabilità grazie alla magnanimità del leader di turno. I classici "figli di...", incapaci e raccomandati.
La terza modalità è quella del «patto tra generazioni», la più interessante ma anche la più difficile da attuare. Il cambio generazionale può essere un grande strumento solo se viene filtrato dalla qualità: chi riveste un ruolo di responsabilità non lo fa perché è «più giovane», ma perché è «migliore». Per permettere questo il paese deve liberarsi da quella ingessatura di ruoli a vita, dentro l'amministrazione pubblica, dentro la politica, nelle università.;deve promuovere l'alternanza come elemento base su cui fondare un sistema economico democratico e competitivo.un esempio è fornito dalla casta dei docenti universitari,i quali in Italia una volta ottenuta la cattedra rimarranno fino alla pensione con alte possibilità di vedere il proprio ruolo ereditato dai propri figli,mentre negli USA un docente universitario è valutato in base ai metodi di insegnamento e alla formazione che riesce a fornire ai propri studenti ,valutazione dalla quale dipende la prosecuzione o meno della sua docenza nella stessa università.
Credo sia necessario ricostruire un patto storico di fiducia e di collaborazione tra generazioni in grado di ritrovare solidarietà e riferimenti etici e civili. Le maglie della società devono aprirsi e mostrarsi permeabili al merito e alla creatività di chi chiede posti di responsabilità. L'alternativa è che il prossimo e imminente futuro riservi una caduta a picco di un sistema paese sempre più vecchio ed immobile o, in alternativa, dei conflitti sociali a cui sarà difficile porre rimedio.
Simone Cusimano
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