Le Donne:Una grande potenzialità che il nostro Paese non riesce ancora a valorizzare completamente.
Le donne italiane ,e non solo,sono vere acrobate che si dimenano tra lavoro, famiglia e società.Purtroppo ,ancora oggi,ci sono pregiudizi dettati da retaggi culturali che penalizzano le Donne solo per il fatto di essere tali,e ancor peggio se sono di Bell'aspetto.Barriere che dobbiamo a tutti i costi abbattere.
Dall'indagine del Rapporto Italia dell’Eurispes emerge che in Italia permane una cultura che, a trent’anni dall’inizio del processo di femminilizzazione del mercato del lavoro, stenta ancora a riconoscere il mutato ruolo della donna in seno alla famiglia e alla società, e che è ben lontana dal fornire effettiva sostanza al principio delle pari opportunità.
Rispetto ai paesi del Nord Europa, dove le donne lavorano senza per questo rinunciare alla maternità e i tassi di occupazione femminili sono elevati, l’Italia si caratterizza ancora per un bassissimo livello di fecondità (1,41 ) e per un altrettanto modesto tasso di occupazione femminile (46,6), tra i più bassi in Europa. Ma il nostro paese è anche tra quelli in cui si è verificato un maggiore incremento occupazionale delle donne (+7% rispetto al 2000).
I dati relativi a carriere e retribuzioni di uomini e donne mostrano come la presenza delle donne sia sempre più alta ma è ancora evidente il gap di genere: per il gentil sesso risulta ancora complicato riuscire ad occupare posizioni di rilievo nelle aziende e nella politica. I ruoli di comando, infatti, sono quasi del tutto appannaggio degli uomini in politica (89% contro l'11% di presenza femminile), in economia (84,5% contro 15,5%) e cultura e professioni (81,5% contro 18,5%). Questo divario si riduce nel settore arte e comunicazione (62,2% contro 37,8%).
Tutto ciò dimostra che sicuramente tanto è già stato fatto ma tanto ancora c'è da fare.
Per esempio, per quanto riguarda le retribuzioni il Rapporto Eurispes, su dati Unioncamere, mostra come, a parità di impiego, le donne percepiscano stipendi più bassi: lo scarto percentuale è pari al 16%, partendo da un minimo dell'1,7% nelle professioni meno qualificate ad un massimo del 20,8% degli operai specializzati. La mancanza di una piena meritocrazia e di pari opportunità nel mondo del lavoro sono la causa principale della progressiva precarietà lavorativa della donna e del suo frequente abbandono della carriera in favore della cura di casa e famiglia. Maternità e lavoro, d'altra parte, risultano due realtà non sempre conciliabili.
Da uno studio realizzato dall'Eurispes emerge che il 65,7% delle intervistate sono convinte che la carriera costringa molte donne a rinunciare o rimandare la maternità. I motivi? In primo luogo la maternità è vista come un vero e proprio handicap per l'azienda da parte dei datori di lavoro, che devono affrontare problemi come la minore disponibilità della madre lavoratrice, le sue assenze dovute alle malattie del bambino e quindi la sua presenza incostante sul posto di lavoro e spese aggiuntive per l'impresa.
Anche i costi troppo alti di asili nido e baby sitter e l'assenza di una solida rete parentale spingono molte a lasciare un lavoro poco redditizio per dedicarsi completamente alla cura dei figli. Una donna su nove, secondo un'indagine Isfol Plus, è uscita dal mercato del lavoro in maniera temporanea o definitiva dopo la nascita di un figlio perché non supportata dal partner e dai servizi del sistema di welfare.
Pur tuttavia Un'inversione di tendenza si registra nel campo dell'imprenditoria femminile,dove aumentano le aziende con donne al timone di comando: nell'ultimo decennio il numero di imprese femminili è cresciuto del 6% circa, e rappresenta il 24% del tessuto imprenditoriale del nostro paese.
Continuando sul tema donna,da qualche anno,è sempre più crescente la presenza di donne straniere,immigrate,che svolgono lavori,ormai, di fondamentale importanza per le nostre famiglie,si tratta di colf,badanti e altri lavori simili,dei quali non possiamo più fare a meno ma che dobbiamo imparare a regolarizzare.Deve entrare a far parte della nostra cultura che la Donna in genere,merita rispetto e questo passa anche attraverso la regolarizzazione del loro posto di lavoro ,che rappresenta ,peraltro,una tutela non solo per la lavoratrice ma anche per il "datore".
E' su questo che vogliamo intraprendere un discorso con tutte le forze,politiche,sindacali,e sociali presenti sul territorio.
Concludo,avendo avviato la discussione sul tema, con una citazione di Papa Giovanni Paolo II:"Il Mondo può Cambiare"
Simone Cusimano


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